Spiegare come si svolge una seduta di coaching, almeno per me, è meno facile di quanto si possa pensare.
Mettiamola così: iniziare un percorso di coaching è come prepararsi per un viaggio, e in questo scenario il cliente è il viaggiatore, mentre il coach è il tour operator.
Per poter partire, è dunque opportuno avere una certa chiarezza di dove si è e dove si desidera andare. Il compito del coach è quello di guidare il viaggiatore ad individuare le tappe, quelle vicine, quelle intermedie e quelle più distanti e verosimilmente più vicine alla destinazione.
Il punto di partenza: dove sei ora?
Immagina di farti un selfie con lo zaino in spalla mentre sei all’aeroporto di partenza.
Quella è la prima seduta: un incontro (da remoto o via call) in cui il coach ti chiede di raccontarti esattamente nel punto in cui ti trovi, cos’hai nello zaino, come sei vestito, cosa ti entusiasma del viaggio, cosa ti spaventa e quali sono le tue aspettative.
In questo “primo contatto” viene tracciato un profilo a grandi linee che non corrisponde alla grande complessità del cliente in sé e per sé, ma piuttosto alla percezione che ha di sé in quel momento. Una vera e propria foto.
Alla scoperta di te stesso/a: strumenti e tecniche
La distanza che c’è tra la percezione di sé in un dato momento e la totalità delle sfumature di un individuo del proprio, vero Io, può essere vastissima.
Questa vastità può dipendere da una moltitudine di fattori (chiamati “vissuto”!). Perché il coaching sia uno strumento efficace per ciascuno, è importante scoprire quale linguaggio arriva e quali sono le corde giuste, dove per “giuste” intendo sempre e solo di “funzionale rispetto a quel singolo individuo”.
È importante, per me, che il cliente senta che il mio approccio non è un copia/incolla di generalizzazioni, bensì che sappia che la mia esperienza e il mio ascolto siano a sua disposizione per creare non solo un percorso ad hoc ma un sistema comunicativo tagliato e cucito su misura .
Creare un piano d’azione
Quando abbiamo definito la destinazione da raggiungere, ci divertiamo a trasformare il sogno in progetto, declinandolo nelle famose tappe.
Un aspetto che ritengo fondamentale è il gradiente di piacere che ciascuna tappa racchiude in sé. Mi spiego con un esempio: se una persona non è disciplinata, e non lo è mai stata nella vita, il coach non può trasformare questo aspetto caratteriale.
Come faccio allora a rendere funzionale una strategia che richiede costanza?
Individuando all’interno delle varie tappe dei “momenti di piacere”, tali per cui lo sforzo richiesto sia gratificato subito (per quelli cui non viene naturale, chiaro!).
O per dirla in gergo tecnico, si applica la teoria di Lockman del “differimento del piacere immediato in vista di un piacere maggiore futuro”.
Senso di responsabilità e il potere di scelta
Il coach è proprio un allenatore, ma anche, come si diceva, un tour operator.
Se durante il percorso si incappa in qualcosa che non funziona si rivede la “strategia di viaggio” e si aggiusta il tiro.
Ma quello che il viaggiatore sceglie di fare/non fare è una sua scelta, ed una sua responsabilità. No compiti per casa, no sensi di colpa.
Il coach è quella bestiola che ti ricorda che sei l’unica persona cui tu debba rendere veramente conto.
E che hai sempre, sempre il potere di scegliere per la tua vita.
Anche quando ti racconti che non è così.
Anche la non scelta è una scelta, così come lo sono lo stare fermo e il silenzio.
Scegliamo in continuazione, ogni giorno, e c’è quella famosa frase simpatica che recita “chi sei quando nessuno ti guarda?”.
Da performer quale sono, per me sta frase è al centro di enormi riflessioni perchè se ho un pubblico riesco ad essere un sacco di cose che da sola manco morta… Non ho una risposta, ho solo domande. E mi va bene così.
La differenza è rendersi conto che anche ti sembra di muoverti per inerzia o perché “qualcosa” sta scegliendo per te, stai scegliendo anche lì. Questo può darti molto fastidio oppure accende una scintilla di curiosità: uno di quei momenti di micro illuminazione in cui ti vedi al timone del tuo vascello.
E io, il tuo coach, lavorerò per farmi specchio e mostrarti che sei il tuo capitano.
Cosa succede tra una sessione e l’altra?
- Ti mando un questionario da compilare prima della prima sessione vera e propria, in modo da preparare già un’ipotesi di “viaggio” da vedere insieme nella prima sessione e si stabilisce un percorso a tappe.
- Prima sessione: fotografia del momento presente, ti pongo delle domande indicative e capiamo insieme cosa vuoi o cosa non vuoi più.
- A seconda dell’obiettivo, potrei suggerirti delle piccole azioni da implementare tra una sessione o l’altra, che possono essere esercizi di presenza (es. respirazione consapevole), scrivere 3 righe su un diario.
- Ci rivediamo e mi racconti se la “tappa” ti è piaciuta, se hai visto qualcosa che ti ha colpito, cosa hai detestato (succederà!), cosa ti ha assolutamente spalancato i cancelli della percezione (sarebbe fantastico e succede anche questo!), e stabiliamo insieme i passi successivi.
- Cosa portarsi nello zaino: curiosità di scoprirsi, disponibilità a sorprendersi, apertura verso nuovi orizzonti (interiori). Allora sarà davvero l’inizio di un viaggio inaspettato (cit. per nerd).
Se l’argomento ti interessa, mi piacerebbe parlarne con te.
Mi trovi al +39 331-8035856 o via email coachme@saracattani.it