Ti capita mai di usare una parola in lingua straniera che racchiude in sé perfettamente il concetto che volete esprimere, ma che nella vostra lingua madre ha bisogno di essere esplicitata in una frase? 

Per me è il caso della parola inglese “empowerment” o “empoderamiento” in spagnolo, che è quella magnifica azione di assorbire un senso di potere nel senso di “capacità di”. 

Ci sono invece delle parole che possono avere una valenza sia positiva che negativa a seconda del contesto, e che una lingua straniera identifica con due parole distinte a seconda della qualità del significato: questa è “solitudine”.

In inglese c’è “loneliness” che ha un’accezione negativa, di isolamento e senso di vuoto e separazione, e poi c’è “solitude”, che è quel senso di calma che si trova nel silenzio dello stare soli con noi stessi. 

Il mio contrasto interiore

Convivo con un contrasto interiore che a volte mi disorienta. 

Chi mi vede da fuori pensa che io sia una bestia sociale nonché l’anima della festa, quando in realtà la mia vivacità ed esuberanza sono possibili solo quando ho modo di trascorrere del tempo di qualità e ininterrotto silenzio con me stessa. In quei momenti, come quello che sto vivendo in questo istante, vedo emergere una forma massiccia di dialoghi interiori contrastanti, a seconda anche del momento del mese in cui mi trovo.

La settimana che precede l’inizio del ciclo, è quella in cui il desiderio di isolamento si acuisce: la batteria sociale dura da Natale a Santo Stefano e mi devo sforzare di ricordarmi che sono solo pochi i giorni al mese in cui mi accade in modo così acuto, e di non rimproverarmi.

Ci sono le voci di tutte le mie personalità (tranquilli non sono schizofrenica, conviviamo tutte e tutti in modo caoticamente equo) che si mettono a far mercato: chi dice che mi farebbe bene prendere aria, un altro che è sabato sera e potrei uscire, che non può farmi che bene, ecc. 

Ora, sono arrivata al punto in cui so che l’unica vera cosa che fa bene è ascoltarmi, soprattutto prestando attenzione alle sensazioni nel corpo. Perché alla fine è lui ad avere sempre ragione.

Amore verso me stessa

Quando sono allineata a quello che il corpo chiede, provo un profondo senso di pienezza,  perché quello che sto facendo in quel momento – a prescindere da quello che vuole la testa (grandissima rompicoglioni!) – è un gesto d’amore verso me stessa. Ed è lì, proprio lì che la solitudine diventa solitude, che il silenzio è spazio, respiro, potenziale e riposo. È il momento in cui, grazie all’ascolto e alla presenza, io mi ritrovo e mi prendo cura di me. 

Questo, mi ricorda che non sono sola. Quando mi ascolto, ci sono io che mi prendo cura di me, mi prendo per mano e mi faccio una carezza.

Con questo non intendo dire che sia semplice o che non senta desiderio o bisogno della presenza dell’altro nella mia vita, ma che c’è una sensazione di grande libertà celata nel soddisfacimento dei propri bisogni emotivi senza responsabilizzare il mondo esterno del riempimento dei nostri vuoti. 

Quello sì. Spetta a noi, a me, a te. Sempre.