Come si affronta l’incertezza della vita?

Nella “Canzona di Bacco”, Lorenzo de’Medici scrive:

[…] or cantando, or suonando/fugge il tempo tuttavia/chi vuol esser lieto sia/di doman non c’è certezza” 

Come possiamo lavorare sulla motivazione, investire su un progetto a breve-medio-lungo termine quando conviviamo con la totale assenza di certezza (dell’esistenza) di un futuro?

Mi piace dire le cose come stanno (e non sto certamente scoprendo l’acqua calda qui!) e voglio dedicare una riflessione a noi che pianifichiamo, investiamo e ci prodighiamo a creare prospettive seminando speranza pur sapendo di non avere garanzie di alcun tipo.

Come faccio dunque, come coach, ad incoraggiare specialmente chi è molto giovane a dedicarsi al progetto chiamato “la propria vita”? 


Non ho una risposta. Quello che sento di poter passare a chi si rivolge a me è: cerca di trovare la gioia del lavoro e della scoperta di te nel presente, perché è l’unica certezza che abbiamo. Il famoso qui e ora.

Una domanda che ci poniamo da sempre

Se questo concetto è stato oggetto di riflessioni dalla notte dei tempi, tra l’inesorabile trascorrere del tempo all’incertezza del domani, oggi è quanto mai un tema di realtà, e molto poco filosofico. Tra la situazione socio-politica mondiale e la propaganda apocalittica del cambiamento climatico, è facile cadere nel tranello del “vabbè ma cosa investo a fare che domani potremmo morire tutti?”.

Vero, sacrosanto. Ma mi piace ricordarmi che corriamo comunque rischi ogni giorno, anche attraversando la strada o mangiando un boccone che può andare di traverso… per dirne due facili e verosimili per quasi tutti.

Citando un momento di un film di cui ero ossessionata da ragazzina (Titanic, con Leo Di Caprio e la mia adorata Kate Winslet), si brinda “al valore di ogni singolo giorno”.

Questo concetto lo sto facendo diventare il mio manifesto di vita, cercando di non lasciarmi travolgere dall’ansia e dall’angoscia ma vivendo ogni giorno come se davanti ne avessi altre centinaia di migliaia, pur nella consapevolezza che possa non essere così.

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Come gestisco l’ansia da “carpe diem”

Si sente dire che la vita abbia un senso solo perché siamo destinati a morire, perché è la certezza della fine (di un film, di uno spettacolo, di un viaggio, di un libro…) che dà significato e valore al tempo e al piacere legato a quella cosa in quel dato momento. Se invece avessimo una quantità infinita di tempo, non sentiremmo l’urgenza o la spinta a far nulla, e invece viviamo sempre e comunque con questo sottotesto di “carpe diem” (cogli l’attimo). Questo concetto può essere sia angosciante che motivante, e per quanto mi riguarda queste sensazioni in me convivono, più o meno serenamente.

Una condizione per me fondamentale che ho recentemente abbracciato è: fare quello che amo e che abbia un impatto utile anche per gli altri. Non mi addentro ora sull’aspetto economico del seguire la passione, è un argomento troppo esteso, per ora mi limito a fare queste considerazioni perché parliamo di presa di coscienza della realtà del proprio essere e volere.

Non mi sento di dire che sia la chiave della felicità (che comunque è uno stato d’animo molto fugace e non uno stato permanente cui ambire); piuttosto direi che il “cosa?” di ciascuno è una bussola per mantenere la propria rotta interiore che, nonostante le tempeste, aiuta a godersi il viaggio, con lo sguardo puntato sul proprio orizzonte.

La domanda giusta

Perciò, poniamoci la domanda: cosa voglio davvero, cosa mi fa vibrare il cuore, cosa mi fa alzare la mattina, cosa sto contribuendo a creare, insegnare, migliorare, costruire. Qualsiasi sia la risposta, l’importante è la domanda!

La risposta può cambiare migliaia di volte, siamo ecosistemi in costante evoluzione (il viaggio fatto di tappe), il cambiamento è crescita e parte del gioco. Quindi quando ce la poniamo è come se ricalibrassimo la bussola. Oggi le citazioni fioccano – avete presente la bussola di Jack Sparrow (Pirati dei Caraibi) che punta sempre verso ciò che vuole veramente? Ecco. E ricorderete anche che quando non sa più cosa vuole, la bussola gira senza sosta e lui non sa più dove andare.

Allora la domanda è la bussola, e la risposta è la direzione. Ed è importante che ci sentiamo sempre, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, i soli capitani del nostro vascello. Qualunque sia la quantità di tempo che ci è concesso in questa vita.